Romizi ritiri il ricorso a suo nome contro un bambino della sua città

Se fosse una fiaba inizierebbe così: “C’era una volta un bambino e il suo Sindaco”. Ma non è una fiaba, è la realtà, quindi la formula suonerebbe così “Non c’era una volta né l’uno né l’atro”.

Il Sindaco Romizi, sempre latitante in aula tanto da dover rispondere ad un’interrogazione del 2017, ieri ha dato spettacolo: invece di presentarsi all’appello alle 15:30 si è rintanato nel suo ufficio da quell’ora fino alle 18:30. Tre ore di attesa per i cittadini che chiedevano risposte e per gli eletti in Comune che gli chiedevano il perché del suo ricorso contro un bambino. E sì, sembra assurdo ma, unico caso in Italia e in Europa, nonostante un giudice con una sentenza del Tribunale Civile abbia ordinato a Romizi di rilasciare i documenti al bambino, lui risulta aver presentato ricorso e riaperto tutta la questione: il Sindaco ha scritto oggi la più brutta pagina in tema di diritti nella nostra città

Infatti il bambino, senza documenti, non ha identità e quindi diritti: non può accedere al sistema sanitario ed avere un pediatra, non può usufruire dei servizi all’infanzia e frequentare l’asilo, non può viaggiare e venire a trovare le sue nonne in Italia.
Il sindaco Romizi era chiamato a rispondere delle sue scelte, sconsiderate e già condannate in Tribunale. Ma lui è rimasto per ben tre ore trincerato nel suo ufficio, come in una roccaforte nel deserto, dapprima ha collezionato una scusa dietro l’altra tra l’imbarazzo generale di tutto il Consiglio Comunale e lo sconcerto dei presenti, per poi annunciare un totale rifiuto a causa della presenza, nell’aula del consiglio, di un corposo numero di cittadini a cui non avrebbe potuto dire la verità senza perdere la sua ormai proverbiale “faccia da bravo ragazzo”.

Ha costretto i Consiglieri Comunali insieme ai cittadini presenti ad andarlo a stanare nelle stanze in cui si nascondeva, una scena mai vista.

Ha spiegato che doveva studiare gli atti, ma come? Dopo che li aveva fatti e firmati lui? Dopo due anni che costringe un bambino e la sua famiglia ad un continuo calvario per le sue scelte politiche ed amministrative? Dopo che si attendeva una risposta dal 2017 a queste domande? Dopo tutto questo un Sindaco si riduce a studiare le carte pochi minuti prima di doversi presentare in Consiglio?

La verità è che Romizi è in fuga dalla realtà e dalle proprie responsabilità a cui noi, al contrario, vogliamo inchiodarlo perché sta danneggiano non solo un bambino, ma un’intera città esponendoci a cause milionarie pur di non ammettere di essersi sbagliato. E di grosso.

Sostiene di essere un ricorrente in appello a sua insaputa e a nostro discapito: una città e i suoi cittadini ancora una volta trascinati con noncuranza in un vortice di polemiche, di diritti negati, di poca umanità, di doppiezza politica e di un retropensiero, neanche tanto malcelato, per cui per il Sindaco di Perugia non tutti i bambini hanno pari dignità.

Ma ci va di sfidarla, ancora una volta e per l’ultima volta, sul piano delle idee. Sindaco Romizi se lei realmente non sapeva di aver fatto ricorso contro un bambino faccia l’unica cosa decente da fare: ritiri il ricorso, è a suo nome. Può farlo, deve farlo.

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