Studentato di San Bevignate: non esistono scorciatoie tra cavilli e ricorsi, la questione è di scelta politica. Dopo averla ignorata per 4 anni, va affrontata e risolta.

Questa mattina, in seduta congiunta, la Commissione Cultura e Sociale insieme a quella Urbanistica, hanno finalmente affrontato il tema dello studentato di San Bevignate grazie all’apporto di numerosi ospiti. A conferma e dimostrazione che ad oggi le scelte sono in capo soltanto a due soggetti: il Comune di Perugia e l’Università degli Studi. A loro spetta con urgenza di chiarire, con atti ufficiali e non dichiarazioni a mezzo stampa o convegni improvvisati, la loro posizione amministrativa rispetto alla residenza univeristaria.

La struttura è stata, infatti, richiesta dall’Università stessa, ma sostanzialmente in un’altra epoca: quando il numero di iscritti all’ateneo era circa il doppio degli attuali, le aule del polo della Conca non riuscivano più a contenere gli studenti ed era in cantiere lo spostamento di numerose facoltà in via del Giochetto. Non è stata una richiesta di realizzazione calata dall’alto, ma fu avanzata dalla amministrazione universitaria, discussa nelle facoltà interessate ed approvata da tutti gli organi collegiali. Non a caso parte del terreno su cui dovrebbe sorgere il nuovo collegio é di proprietà dell’ateneo perugino.

Da allora sono passati 15 anni, non moltissimi ma è come se fosse trascorsa un’era geologica per quanto sono cambiate le condizioni dell’ateneo e del territorio: gli studenti sono passati da quasi 40 mila a circa 20 mila, le facoltà universitarie non si sono mai spostate dalla Conca e all’interno del complesso di Monteluce sta per essere inaugurato un collegio universitario realizzato proprio dall’ADISU.

É profondamente sbagliato spostare sul piano della legittimità la realizzazione dello studentato a San Bevignate, come si è tentato di fare finora con scarso successo: è stato un errore aver perso 4 anni di tempo, ignorando la questione e sperando di trovare una scappatoia tramite cavilli, ricorsi ed appigli legali. Il procedimento, come ha certificato il TAR, é legittimo e regolare. Ma non é questo il punto, la questione va posta su un piano diverso: quello delle scelte politiche e della capacità di governare i processi.

L’attuale vice-sindaco Barelli costruì la sua candidatura proprio sulla questione di San Bevignate, in maniera del tutto strumentale, alternando conferenze stampa a comizi elettorali e condendo il tutto con fiaccolate nell’area del progetto: ieri, nel 2014, da oppositore tuonava contro il Comune di Perugia a cui addossava tutte le responsabilità dicendo che “certe aree devono essere intoccabili”, ma oggi, nel 2018, dalla poltrona ottenuto tramite quelle battaglie strumentali ha cambiato totalmente versione sostenendo che l’amministrazione comunale non può incidere e concedendosi un totale immobilismo sulla vicenda.

Ma il vice-sindaco Barelli ha una grande responsabilità: non aver fatto nulla per quasi 4 anni, nella speranza di trovare scorciatoie legali o che qualcun’altro risolvesse la questione al suo posto per poi rivendicarne i meriti. Ma le concessioni edilizie sono in capo al Comune di Perugia e se lui, il Sindaco o la Giunta ritengono di volerle revocare è nelle loro facoltà. É utile ricordare che L’ADISU è un ente strumentale al raggiungimento di obiettivi che gli vengono dati, è il mezzo e l’esecutore, non il decisore. Ancora nel maggio del 2013 il CDA dell’Università degli Studi di Perugia ha deliberato di trasferire le facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali e le migliaia di iscritti afferenti ai loro corsi di laurea in via del Giochetto.

La questione, quindi, oltre al vice-sindaco Barelli riguarda direttamente anche l’attuale Rettore Moriconi: non avendo mai dato seguito allo spostamento delle facoltà universitarie, di fronte al quasi dimezzamento degli iscritti rispetto a quando fu votata la richiesta dello studentato e dopo la realizzazione di un collegio universitario del tutto simile a poche centinaia di metri di distanza, ad oggi ravvisa ancora la necessità dello studentato a San Bevignate? Essendo l’Università che lui governa proprietaria del terreno e avendo nelle sue disponibilità la possibilità di rescindere il protocollo per la costruzione della struttura, sottoscritto proprio con il Comune di Perugia e gli altri enti locali, perché non agisce? L’amministrazione universitaria è a tutti gli effetti uno dei principali attori in campo assieme all’amministrazione comunale, allora perché è così inerte ed evita attentamente di occuparsi della vicenda?

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