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Nov

Elezioni: un messaggio forte e chiaro

Nel passato le elezioni in Umbria hanno sempre occupato lo spazio di un pezzo di cronaca, sia per l’esito scontato sia del risultato che per la scelta a tavolino degli eletti. 
Stavolta no: sette giorni fa gli elettori non hanno scritto soltanto un pezzo di cronaca, ma una pagina di storia.

Ora sta a noi accettare e comprendere, nel bene e nel male, il messaggio forte e chiaro uscito dalle urne. Non sindacabile e non fraintendibile.

L’Umbria non si è persa in una notte, ma negli anni. Quelli di una crisi economica, sociale e culturale in cui, anche noi, ci abbiamo messo del nostro: una storia di conflitti, separazioni, di chiusure e a volte di egoismi. Il rintanarsi nel proprio ego autoreferenziale, quando era essenziale far sentire al popolo la forza del noi e la voglia di sentirsi parte di una comunità.

Le persone ci chiedono non solo di voltare pagina e chiudere con un capitolo poco fortunato della nostra storia, ma proprio di cambiare libro.

Non ci deve interessare tanto chi ha sbagliato, ma dove si è sbagliato: non dobbiamo cedere alla tentazione di un approccio inquisitorio che sfocia in una caccia alle streghe senza risolvere i problemi profondi e le fratture insanabili che ci portiamo dietro da dieci anni. Ma neanche ad un atteggiamento gattopardiano per cui si cambia tutto e nulla, per poi ritrovarci domani nella stessa condizione di oggi.

È necessaria, se non urgente, una riflessione profonda e seria, basata su un’autocritica spietata, per tornare a convincere e, solo in seguito, a vincere: comprendere come si è arrivati a queste elezioni straordinarie, fatto inedito in Umbria, e perché ci si è arrivati tanto male. Ma, soprattutto, capire come e da dove possiamo ripartire.

Dobbiamo superare il coro dissonante di monologhi a mezzo stampa o social, a cui va sostituita una seria riflessione collettiva come la nostra comunità sa fare.

Abbiamo di fronte a noi una bella sfida, entusiasmante ed estenuante allo stesso tempo: rifondare, insieme, il Partito Democratico. Ricostruire una comunità aperta e non un arcipelago di confuse individualità.

Scrivere, insieme, tutta un’altra storia.

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