Cosa è successo a Perugia tra europee e amministrative?

Non dobbiamo cadere nella pericolosa trappola, percorrendo una scorciatoia auto-assolutoria: giustificare il risultato riconducendolo alle inchieste sulla sanità, all’arresto dell’ex-segretario regionale de PD Bocci e dell’ex-assessore Barberini, al come si è arrivati alle dimissioni dell’ex-presidente Marini e la gestione delle stesse in Consiglio Regionale. Vicende che sicuramente hanno lanciato la volata a Romizi e messo in crisi Giubilei, ma non possono essere assunte come scusa per spiegare tutto.

Le risposte non possono e non devono essere cercate in un coro dissonante di monologhi, serve una riflessione seria e collettiva, come la nostra comunità sa fare. Magari coinvolgendo chi lavora, fa impresa, studia e fa ricerca nella nostra città.
Tantomeno i social network o la stampa possono essere il luogo di condanne o assoluzioni, magari arrogandosi il diritto/dovere di rappresentare la soluzione alla crisi di consenso con una rincorsa al centro e così via. Serve la sede giusta per fare un’approfondita analisi, magari con una pluralità di soggetti, che in passato è mancata. E stavolta non possiamo permettercelo.

Nell’attesa e nella speranza che questo accada in tempi brevi, vorrei condividere alcuni ragionamenti liberi:

Nel 2014 più che vincere il centro-destra ha perso il centro-sinistra, pagando lo scotto di cinque anni di crisi economica con tutte le difficoltà che comporta e l’aumento della disoccupazione, di continui tagli ai bilanci che si riflettevano su manutenzioni e servizi, di oggettiva stanchezza nel governo della cosa pubblica pur mantenendo una visione di città internazionale. Basti pensare all’averla portata in finale come Capitale Europea della Cultura e ai progetti di rilancio e rigenerazione urbana, che ancora ad oggi devono essere inaugurati nonostante i fondi già stanziati.

Nel 2019 è andata diversamente, ha vinto il centro-destra. Molto più destra che centro a guardare i numeri e i seggi, su cui vorrei tornare dopo. Dopo cinque anni caratterizzati dall’ordinaria amministrazione, in cui non sono state pestate particolari bucce di banana, in cui si è stati più attenti a stringere le mani che a risolvere le criticità strutturali della città, viene riconfermato Romizi al primo turno con un ampio consenso. Anche su questo vorrei tornarci dopo.

Tra il 2014 e il 2019 c’è stato un profondo mutamento di pelle, che non si può far finta di non vedere: nel primo mandato l’amministrazione era uscita da un ballottaggio con l’apparentamento di realtà che si definivano civiche e che sono diventate le vittime sacrificali sull’altare del nuovo centro-destra a trazione Lega e Fratelli d’Italia. Sto parlando di Barelli, ex-vicesindaco, e Wagué, ex-assessore, entrambi fatti fuori in questa nuova coalizione.
Al contrario la seconda elezione di Romizi é tutta sbilanciata su una destra anti-europeista e che ora sta già battendo cassa: la Lega di Salvini è il primo partito della coalizione sia in termini di voti che in termini di seggi, a poca distanza è seguita da Fratelli d’Italia della Meloni che chiede nuovi spazi e altri posti, oltre quelli che già gli sono stati largamente concessi.

• La vera scommessa di Romizi stava nel tentativo (apprezzabile) di contenere le forze populiste, depotenziandole con una serie di liste civetta nelle quali erano in realtà candidati esponenti strutturali ai partiti di destra storici affiancati da iscritti ai movimenti giovanili. Si é imbarcato in questa scommessa, assieme al Sindaco uscente, anche il gruppo dirigente diffuso di Perugia, il mondo dell’associazionismo cattolico, delle realtà territoriali di frazioni e quartieri. Anche quei pezzi di società che storicamente avevano sostenuto il centro-sinistra.
Non parlo dell’esperienza di deprecabile trasformismo dell’ex-vice Sindaco della giunta Locchi e Boccali, Nilo Arcudi, o dei personaggi che avevano avuto ruoli nel Partito Democratico e si sono poi riciclati, come Franco Parlavecchio.
Ma parlo di punti di riferimento della comunità cittadina che spiegavano apertamente che per tamponare il consenso della Lega e di Fratelli d’Italia era necessario gonfiare le liste alternative ma comunque a sostegno di Romizi, invece di investire in una coalizione che si opponeva apertamente ai partiti di destra alleati del Sindaco.

Questa scommessa è stata vinta?
No: né nei numeri, infatti la Lega può rivendicare di essere il primo partito della coalizione (12.813 voti pari al 15,05 %) e insieme a FdI (10.801 voti pari al 12,68 %) sono i soci di maggioranza della coalizione, né nei seggi ottenuti, 6 Lega e 5 FdI, che condizioneranno le scelte politico-amministrative di Sindaco e Giunta.
In questo tentativo fallito è stato costretto a canalizzare il suo stesso partito, Forza Italia, che nonostante la vittoria elettorale è sostanzialmente scomparso e ad imbarcare una serie di soggetti nella lista Perugia Civica provenienti o dalle fila del PD o dalle amministrazioni di centro-sinistra. Esempio più eclatante è proprio Nilo Arcudi, due volte vicesindaco di due sindaci di sinistra (Locchi e Boccali), ora candidato da Romizi e primo degli eletti della coalizione di centro-destra. Ora fa la cosa che gli viene più naturale fare: rivendicare un ruolo per sé stesso, che nè Romizi né il resto della coalizione sembrano intenzionati a concedere.

• In estrema sintesi il Romizi del 2019 non é il Romizi del 2014 e di certo non ha le mani libere come prima sulla composizione della Giunta, sulle scelte amministrative e sulla linea politica. Glielo ha già fatto capire chiaramente con un messaggio a mezzo social il leghista Pillon.

Venendo a noi: avrei sperato in maggiori consensi per realtà come Coscienza Verde, che avrebbe potuto esprimere in Consiglio Comunale una persona in gamba come Giordano Stella o Noi Cittadini che avrebbe garantito la presenza di Cristina Rosetti. Ma purtroppo così non è andata, ma spero che le loro esperienze continuino.

Nel campo del centro-sinistra per la prima volta le liste civiche sono riuscite ad eleggere. I profili sono veramente ottimi e riusciranno a dare un contributo importante al dibattito in Consiglio, si tratta di Fabrizio Croce in arte Fofo e di Lucia Maddoli, che non hanno bisogno di presentazioni.
Purtroppo, invece, non posso che registrare come un’occasione persa la mancata elezioni di Costanza Spera a cui mi lega, oltre all’amicizia, anche il comune percorso nelle associazioni studentesche: è riuscita a mobilitare una generazione sulla speranza e non sulla rabbia, collezionando un alto numero di preferenze che ne avrebbero garantito l’elezione anche nella lista del PD, ma purtroppo non in quella in cui era candidata. Un’altra energia positiva da non disperdere.

• Da non far allontanare, allo stesso modo e con la stessa dedizione, sono tutte quelle persone che si sono messe a disposizione nelle liste civiche a sostegno di Giuliano Giubilei e che hanno rappresentato il vero valore aggiunto di questa tornata elettorale. È tornata in campo una comunità, bella e vitale, che ora non deve rientrare in letargo ma impegnarsi insieme e con passione per cambiare Perugia.

Ultimo ma non meno importante, quello che è successo in casa PD: gli elettori hanno scelto e mandato un segnale chiaro. Il Partito Democratico si ritrova ad essere il primo partito in città con 2mila voti in più della Lega, nulla da festeggiare dato che ha dimezzato i propri consensi in città passando dai 29mila voti del 2014 ai 14mila attuali.
Nel gruppo dei consiglieri uscenti l’unica ad aver aumentato le proprie preferenze è Sarah Bistocchi che si è presentata insieme a Francesco Zuccherini, due volti nuovi ma non inventati, che hanno scelto di declinare la loro campagna con il chiaro messaggio politico “La Nuova Stagione”. Gli elettori hanno capito il coraggio e la volontà di cambiamento, premiandoli nelle urne.
E non sono i soli: un’altra (bella) sorpresa di questa tornata elettorale è il più giovane candidato in lista, Nicola Paciotti, che con i suoi 23 anni e una campagna porta a porta nelle frazioni della zona nord di Perugia è riuscito a guadagnarsi l’elezione a Palazzo dei Priori.
Io non penso che tutto questo sia casuale, ma che il nostro popolo ci stia chiedendo discontinuità con il passato e rinnovamento di idee e valori, ma anche delle persone che li interpretano.

Saremo all’altezza della sfida che ci attende?

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