Sanità, Politica e Umbria: tutta un’altra storia

Vorrei parlare di Sanità, di Politica e di Umbria.

Ma vorrei raccontare tutta un’altra storia rispetto a quella che avete letto su giornali: mi sento in dovere di farlo, qui ed oggi, perché prima di essere medico sono stato paziente. Ho tenuto per anni la mia storia riservata, ma ora sento di doverla condividere con la speranza per riuscire a trasmettere un messaggio forte.

La mia diagnosi l’ho avuta a vent’anni nell’Ospedale che ha monopolizzato le prime pagine dei giornali e le conversazioni dei nostri concittadini. Dopo 14 chemioterapie, un prelievo di midollo osseo, due operazioni, 12 risonanze magnetiche e 4 PET-TAC non riuscivo neppure a tornare a casa sulle mie gambe.

Ero esausto. Esausto ma non fragile.

Perché la mia forza era la certezza di ricevere le migliori cure possibili, in un ospedale ottimo e in sistema sanitario regionale pubblico e di qualità riconosciuta. Mai nessuno, durante un percorso di cure, deve sentire il dubbio di poter essere curato meglio altrove. E a me questo dubbio non mi ha mai neppure sfiorato. La fiducia da parte delle persone che chiedono cure è parte integrante della cura stessa.

Sapevo di poter affidare la mia vita ad ognuno dei 10 mila operatori sanitari che svolgono il loro lavoro con un impegno, una passione e una dedizione unica: medici, infermieri, tecnici e OSS che, spesso sopra le forze e a prescindere dagli orari, si dedicano alla cura del paziente, alla diagnosi tempestiva, alla terapia che spesso porta a guarigione, all’assistenza e alla riabilitazione di tutti. Giorno e notte, garantendo con le loro competenze e le loro energie una sanità d’eccellenza, per tutti accessibile e gratuita.

Oggi anche io faccio parte di questa comunità di 10mila operatori della salute che ogni giorno in Umbria si sveglia e si prende cura del prossimo.

Ma faccio parte anche di un’altra comunità che si prende cura del bene comune: i 30 mila cittadini ogni giorno condividono idee, progetti e valori e dedicano il loro tempo alla causa del Partito Democratico. Si occupano dei propri territori, discutono nelle assemblee, organizzano volantinaggi, tengono attivi i circoli o semplicemente partecipano alle primarie.

Queste due grandi comunità sono ferite e umiliate da quello che è successo prima e da quello che sta accadendo in questi giorni.
Noi non siamo giustizialisti ma garantisti e speriamo che tutti dimostrino la loro innocenza. Ma le vicende giudiziarie che hanno coinvolto i vertici del partito e dell’amministrazione regionale rischiano di gettare nel discredito l’intera comunità democratica e il sistema sanitario. E noi questo proprio non possiamo permettercelo.

Chi ha commesso degli errori o omesso i controlli sta minando la credibilità di tutti e compromettendo il rapporto tra cittadini ed istituzioni, tra cittadini e sistema sanitario. Si sta esponendo ad un attacco strumentale 40 anni di esperienze all’avanguardia nel campo della salute pubblica da parte di chi maschera con una finta azione moralizzatrice la volontà di smantellare i servizi pubblici, magari con speculazioni interessate.

La magistratura ha il compito di sradicare ogni tipo di illegalità con gli strumenti che la legge gli fornisce, naturalmente preservando le garanzie degli imputati e assumendo la regola della presunzione di innocenza.

La politica, però, ha un altro compito che non dobbiamo sottacere o verrà meno il senso del nostro impegno. Il bisogno di produrre una svolta, sia morale che culturale, per cambiare il cuore stesso della società: il potere si deve gestire al servizio delle persone e non al servizio di chi lo gestisce.

Non deve essere la magistratura a definire questo limite, ma prima di tutta una politica rinnovata che bonifica e rende chiara questa distinzione nella selezione della classe politica. Ovunque vi siano incrostazioni di potere e mancato ricambio del gruppo dirigente deve essere la politica ad arrivare prima della magistratura.

Perché il rinnovamento e la selezione del gruppo dirigente sono in cuore di questa vicenda: da decenni le stesse persone, inamovibili, gestivano le amministrazioni e la sanità. L’unica crisi di Giunta si è registrata proprio sulla sanità e si è trascinata per quasi un anno, paralizzando la Regione. Ma le dimissioni dell’allora assessore non furono date sulle liste d’attesa o sulla organizzazione sanitaria, ma sulle persone da nominare ai vertici sanitari. Noi proprio su questo modo di concepire la politica e di raccogliere il consenso dobbiamo intervenire con forza.

Io ho imparato, a mie spese, che se c’è una patologia va curata e non negata, che la terapia può essere durissima ma necessaria, che ogni scusa con cui si rimanda è soltanto un danno a sé stessi e a chi ci sta vicino.

Ma la mia vicenda mi ha insegnato anche che dalle difficoltà si può uscire insieme e più forti, che anche gli ostacoli che sembrano insormontabili possono essere superati e che ogni avversità si può battere lottando con tutte le proprie forze senza perdere la speranza.

In tanti mi hanno sconsigliato di dire queste cose, sennò mi sarei “bruciato”. Proprio a loro dimostreremo che le idee e i valori sono ignifughi. Abbiamo promesso di voltare pagina, ma in Umbria non basterà: bisognerà cambiare proprio cambiare libro. Serve discontinuità e ricambio, totale.

Scriviamo tutta un’altra storia.

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