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9
Ott

La stampa di tutto il mondo: “Silvio, dimettiti!”

berlusconi-nero“I giudici infliggono un duro colpo a Silvio Berlusconi”. Lo stesso titolo campeggia sulla prima pagina di oggi dei maggiori quotidiani del mondo. Financial Times e Wall Street Journal, i due più importanti quotidiani finanziari del pianeta, lo accompagnano con la stessa foto del capo del governo che passa in rassegna un picchetto d’onore a Palazzo Chigi, cupo, a testa bassa. Qualcuno, come il Times di Londra, definisce la decisione della Corte Costituzionale “un colpo mortale” e sostiene che a questo punto il primo ministro italiano “deve dimettersi”. Tutti parlano di un premier “indebolito” e di una crisi politica sempre più grave e dagli sbocchi sempre più incerti. Ma i media internazionali salutano la sentenza della Consulta come una prova di indipendenza della magistratura e di difesa della democrazia.

“Silvio Berlusconi lotta per la sua sopravvivenza politica”: comincia così l’articolo di prima pagina di Lucy Bannerman sul Times, accanto a un riquadro che stima in 150 milioni di sterline, circa 160 milioni di euro, l’ammontare delle spese legali affrontate sinora dal premier per difendersi nei numerosi processi in cui è stato incriminato sino ad ora. Il verdetto dell’Alta Corte, afferma il quotidiano londinese, potrebbe “portare al collasso del governo” di centro-destra e in ogni caso porterà Berlusconi sul banco degli imputati in una serie di processi “per frode, corruzione ed evasione fiscale”.

“I giudici infliggono a Berlusconi un colpo mortale” è il titolo del servizio di prima pagina del Times, cui segue un editoriale non firmato a pagina due, dunque espressione della direzione del giornale, nel quale si sostiene che il premier “ha svergognato il suo incarico e il suo paese” dimostrando “disprezzo” per la legge, oltre che attraverso i suoi “ridicoli” scandali privati di sesso e la sua “inquietante” amicizia con leader come Putin e Gheddafi.

“Berlusconi può restare al potere solo se i suoi alleati lo appoggiano”, osserva l’editoriale del Times. “Essi sarebbero folli a fmicrofonoarlo. Il danno causato dal premier alla reputazione dell’Italia comincia a vedersi, simboleggiato dal rifiuto di Michelle Obama di accettare il suo abbraccio, e del resto anche il suo indice di popolarità nei sondaggi sta cadendo. Egli ha cercato di vivere al di sopra della legge, ma ora, con i nuovi processi che lo attendono, sarà consumato dalla legge. E’ certamente tempo che Berlusconi smetta di mettere i suoi interessi prima degli interessi della nazione. Dovrebbe dimettersi”.

Il Times dedica a Berlusconi altre due intere pagine all’interno. Un ritratto del premier, firmato da Richard Owen, afferma che la sentenza della Corte potrebbe segnare “l’inizio della fine” per il Cavaliere; e in un altro articolo lo stesso corrispondente da Roma del quotidiano londinese valuta le varie possibilità dei mesi a venire: Berlusconi continua a governare facendo finta di niente, “difficile”, si dimette e convoca elezioni anticipate, “potrebbe averne la tentazione”, viene rovesciato da un golpe interno dei suoi alleati guidato da Gianfranco Fini, “forse non subito, ma potrebbe accadere nei prossimi mesi se la situazione del premier si destabilizza ulteriormente”, si dimette e va in esilio come Craxi, “improbabile, ma non da escludere se fosse minacciato di finire in prigione”.

Sempre sul Times, un’analisi di Bronwen Maddox, principale commentatore di affari internazionali, osserva che, con la sentenza della consulta, “l’Italia ha ribadito la sua aderenza alla democrazia, riparando almeno parzialmente le crepe arrecate dal controllo dei media di Berlusconi, che insultano i fondamentali principi democratici a tal punto che se l’Italia chiedesse oggi di entrare nell’Unione Europea potrebbe non essere accettata”.

La Maddox interpella due esperti. Marc Weller, docente di diritto internazionale alla Cambridge University, nota che nel mondo c’è la tendenza a ritenere responsabili i leader davanti alla legge per crimini di particolare gravità, come la tortura e il genocidio, ma non per decisioni contestate e controverse, come quella di Tony Blair di partecipare alla guerra in Iraq. Riguardo alle leggi nazionali, tuttavia, mettere un primo ministro al di sopra della legge, come ha fatto finora il Lod Alfano, significa “rinunciare al certificato di piena salute democratica”.

L’altro esperto, Charles Grant, direttore della think tank Center for European Reform, osserva che l’Unione Europea tira fuori un “cartellino giallo” per gli stati che non rispettano i criteri della democrazia, ma il solo vero scrutinio in merito avviene nel momento in cui la Ue valuta se accettare o meno un nuovo membro nelle sue fila: “Se un paese in cui un uomo possiede tutte le televisioni chiedesse di entrare, verrebbe respinto”.

Anche l’Economist mette la decisione della Consulta in testa alle sue pagine sull’Europa. In un articolo sul numero che sarà in edicola domani, l’autorevole settimanale britannico scrive, a proposito della reazione di Berlusconi alla sentenza, che ora “la Corte Costituzionale è stata aggiunta alla lunga lista di istituzioni italiane sovversive”. I processi in cui il leader del Popolo delle Libertà si ritroverà ora imputato, scrive l’Economist, potrebbero soltanto imbarazzarlo, perché rischiano di essere lunghi e di venire fermati, ancora una volta, dalla scadenza dei termini per essere perseguiti, ma aggravano “i recenti problemi di Berlusconi”, dall’indagine di Bari su escort e droga alla sentenza civile che lo ha condannato a pagare 750 milioni di euro di danni alla Cir di Carlo De Benedetti (l’editore di Repubblica) e riconosciuto “corresponsabile di corruzione”. Il premier “è oggi molto più debole politicamente di qualche mese fa”, scrive il settimanale, notando che Berlusconi ora minaccia di cambiare la composizione dell’Alta Corte per ristabilire “il corretto equilibrio” trai poteri dello stato: ciò, conclude l’Economist, potrebbe essere “azzardato e perfino pericoloso”.

Il Financial Times dedica due articoli alla vicenda, scrivendo che “la tensione politica è destinata a salire” e che “il prestigio internazionale di Berlusconi è destinato a calare”. Il Wall Street Journal afferma che la sentenza potrebbe “ulteriormente destabilizzare il governo Berlusconi e distrarre ancora di più un premier già imbarazzato dalle rivelazioni sulla sua vita personale”.

Il New York Times commenta che la decisione della Corte potrebbe portare a “un periodo di instabilità politica” e osserva che in un altro paese la saga di problemi legali di Berlusconi “avrebbe probabilmente messo fine alla sua carriera politica”. Il Guardian, quotidiano londinese di centro-sinistra, parla di un “severo colpo” a Berlusconi e del “chiaro rischio di una crisi istituzionale” dopo le accuse da parte del premier di un complotto contro di lui. Il Telegraph, quotidiano londinese conservatore, cita Franco Pavoncello, docente di scienze politiche alla John Cabot University di Roma: “Berlusconi prima era un intoccabile, ora non lo è più”.

Commenti analoghi sull’Independent, sul Daily Mail, sul Mirror, per quel che riguarda la stampa britannica. In America, il Boston Globe scrive che si tratta di “uno dei più duri colpi inferti a Berlusconi nei suoi 16 anni di vita politica”, e il Los Angeles Times afferma che la sentenza mette “un punto interrogativo sul futuro di Berlusconi e dell’Italia”. In Irlanda, l’Irish Times prevede “una drammatica crisi politica”. In Spagna, El Pais osserva che la decisione dell’Alta Corte “rafforza la fiducia nella giustizia rivadendo che il premier deve rispondere alla legge come tutti i cittadini”, e ricorda, in un altro articolo, le nuove accuse di connivenze mafiose emerse nei confronti di Forza Italia e dello stretto collaboratore di Berlusconi, Marcello Dell’Utri, “già condannato a nove anni in primo grado per associazione mafiosa”, da parte del pentito Ciancimino. El Comercio scrive che “i giudici hanno dato prova di indipendenza a dispetto delle forte pressioni” esercitate dal governo nei loro confronti.

E in Francia, dove tutti i giornali, da Liberation a Le Monde, parlano della sentenza, il quotidiano Figaro scrive che “paradossalmente l’uomo politico Berlusconi è stato messo in crisi dall’uomo d’affari”, ovvero dalle accuse di corruzione ed evasione fiscale nel costruire il suo impero mediatico che hanno continuato a rincorrerlo durante tutta la sua carriera.