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30
Mag

Riflessioni a caldo su ballottaggi, tonfi e trionfi

pisapia-piazza-milanoCHI HA VINTO?
La prima questione da mettere in chiaro è una e semplice: “vinciamo noi e perdono loro”. Punto.
Non ci dobbiamo nemmeno prestare a tutte le scuse che accamperanno o a tutte le arrampicate sugli specchi in cui si eserciteranno per dire che alla fine non è cambiato niente.
Oggi è cambiato molto, forse tutto. Lo sanno loro, dobbiamo esserne consapevoli anche noi.
La caduta di Berlusconi, del berlusconismo e del governo comincia dalla sua Milano da bere, da Napoli che non ha ripulito, da Cagliari stanca dei comitati d’affari e da tutte le altre città in cui il PDL e la Lega perdono in maniera tanto clamorosa, quanto inaspettata. Anche ad Arcore, la casa del Premier.

Se devo dire chi ha vinto secondo me ha vinto l’Italia e gli Italiani. O almeno la loro parte migliore.

PRIMARIE SANTE SUBITO
Da sempre le primarie sono croce e delizia del centrosinistra ed in particolare del Partito Democratico. Si sono versati fiumi d’inchiostro, a volte velenoso, per scrivere interi manuali di filosofia sia in favore che contro le primarie.
Io penso che siano uno strumento utile quando servono a selezionare il candidato migliore per vincere. Quello più apprezzato dalla gente che lo vota liberamente. Probabilmente Milano e Cagliari non si sarebbero vinte presentando i candidati designati dalle segreterie di partito, non si sarebbero vinte senza la scelta della gente grazie alle primarie. Forse sarebbe stato meglio farle con anche a Napoli tutta la coalizione, avrebbe evitato il brutto spettacolo di due candidati del centrosinistra ed il conseguente ballottaggio.
Diventano invece una pericolosa arma a doppio taglio quando non si lasciano le persone libere di scegliere, ma si prova a condizionarle con promesse di favori futuri o ricordandogli le regalie elargite in passato. A quel punto le primarie non sono libere e democratiche, ma inquinate dai pochi che gestiscono il potere che cercano di condizionarle per vedere chi pesa di più e chi prevale sull’altro.
Logica da rifiutare saldamente e che porta ad una probabile vittoria nel confronto elettorale vero e proprio.
Quando serve un cavallo di razza non si può puntare tutto su un ronzino, solo perché non fa paura alla nomenklatura.

AUTOLESIONISMI DI SINISTRA
Domani mattina i “leader” del centrosinistra possono scegliere di aver vinto tutti insieme una importante contesa elettorale o tornare a dividersi recriminando su chi ha vinto di più e meglio rispetto agli altri partiti della coalizione.
Fenomeno particolarmente di moda tra i partiti minori. Invece che impegnarsi ad intercettare nuovi consensi preferiscono parlare male del partito più grande della colazione, il PD, per cercare di accaparrarsi qualche preferenza in più. Non capendo il danno complessivo che fanno o, peggio ancora, semplicemente fregandosene.
Forse non lo avete notato, ma secondo me non è un caso che si sia vinto dappertutto in questa tornata elettorale in cui i dirigenti nazionali del centrosinistra non si sono fatti né vedere, né sentire… Forse questo è stato un contributo determinante!
Magari tutte le elezioni fossero libere da dichiarazioni, repliche ed esternazioni dei nostri rappresentanti a Roma.
Hanno lasciato così la gente libera di scegliere chi li convinceva di più a livello locale, senza essere condizionati dalle appartenenze nazionali o dalle continue liti interne che fanno perdere di credibilità.

RINCORSA AL CENTRO
La vera lezione che viene da queste elezioni è che si può vincere con gli ingredienti che abbiamo già. Se le facce sono pulite e le persone credibili non serve altro. Quando le scelte che vengono fatte sono partecipate e sentite, ma soprattutto non sono al ribasso bastiamo noi.
Non servono le alchimie delle alleanze al centro. Anzi, potrebbero essere controproducenti, perché scoraggiano il nostro popolo, non accendono la passione, non parlano al cuore della gente, ma solo alla sua calcolatrice. E la politica non è fatta solo di conti, sennò la farebbero i ragionieri.
Insomma tra essere riformisti o conservatori, tra il cambiamento e l’immobilismo è sempre meglio scegliere i primi.

NON SOLO LEGA AL NORD
A quanto pare non è vero che il PD non esiste al Nord e che il centrosinistra non vince sopra al Po, tutti i capoluoghi delle regioni del nord d’Italia sono stati vinti. E bene.
La Lega Nord ha promesso la secessione, ma non c’è riuscita. Allora l’ha mascherata da federalismo. Solo che con il caldo il trucco gli è colato e i padani si sono resi conto delle fregatura. Il Governo Berlusconi è stato il Governo più centralista degli ultimi decenni. Tutto passa per Roma, gli enti locali hanno sempre meno autonomia e quasi zero risorse. E la base leghista si è stufata di reggere in piedi quello che considera un male necessario, cioè il Governo di Berlusconi che all’elettorato di Bossi non piace e non è mai piaciuto, ma che sopportava per arrivare al federalismo. Ma anche loro hanno capito che Berlusconi è un venditore di fumo.
E se le poltrone comode elargite a Roma possono tenere seduti i dirigenti della Lega Nord, non placano gli animi degli elettori che ascoltano Radio Padania Libera. Il gioco delle tre carte è durato troppo anche per loro.

CREDENTI DAVVERO
Un’altra fetta di elettorato che ha negato il proprio consenso sia a PDL e Lega, che al Terzo Polo è il cosiddetto elettorato cattolico. O moderato che dir si voglia.
Da sempre ago della bilancia di ogni contesa elettorale in Italia.
Berlusconi lo sa bene ed ha provato a recuperare i rapporti con i cattolici, ma stavolta non aveva nulla che interessasse ai credenti. Magari ha provato a rompere il ghiaccio con qualche barzelletta farcita da bestemmie, ma il pubblico delle parrocchie non ha applaudito, troppo esigente.
Le esternazioni pre-elettorali sui diritti civili e le scelte in materia di bioetica possono far felici le gerarchie ecclesiastiche, ma non le persone credenti davvero.
Il comportamento clericale di Berlusconi non convince. E se qualche sacerdote troppo ligio al dovere gli offre l’ostia anche se divorziato, anche se paga prostitute, anche se partecipa a festini ed orge, non vuol dire che tutti i cattolici lo abbiano assolto.
Alla fine dei conti l’elettorato cattolico ha dimostrato di essere più laico di come viene dipinto. E ha negato il proprio voto a questa destra urlante, violenta e chiassosa. Alcuni hanno votato il centrosinistra, altri sono rimasti semplicemente a casa. E tanto è bastato a regalarci una grande vittoria, speriamo che i nostri dirigenti nazionali abbiano preso appunti.

PRIMI TURNI
Ma questi sono solo i ballottaggi, per avere un quadro completo dei sentimenti che muovono il paese non vanno dimenticate le città vinte al primo turno.
Non è da poco la vittoria a Bologna in cui la situazione sembrava complessa. O nella Torino della FIAT governata bene da Chiamparino ed ora guidata da Fassino.
In tutte le città il centrosinistra vince bene, il candidato Sindaco convince i cittadini e il PD si conferma il maggior partito della città.

UNO SGUARDO ALL’UMBRIA
Ci sarà modo di parlare della nostra regione. Però un paio di riflessioni mi va di farle.
Qualche giorno fa ho cazziato, e lo rifarei, qualche opinionista politico che lavora sotto pseudonimo perché si era già messo a fare il conto della serva sui comuni umbri.

Ma qui la situazione non è rosea, tanto meno rossa.
Se è vero, come è vero, che la tornata elettorale è andata bene in tutta Italia, è altrettanto vero che proprio l’Umbria sembra essere l’unica regione in controtendenza rispetto al nazionale.
Grazie all’elaborazione dei dati fatta dai ricercatori universitari è confermata la lenta, ma costante, crescita della destra dovuta più ad una perdita di fiducia nella sinistra, che ad una capacità propositiva della classe dirigente di PDL, Lega ed UDC. La coalizione del Governo tornata dopo tornata vince nuove amministrazioni. Solo 4 anni fa governava un cittadino umbro ogni 18, oggi ne governa uno su 5. Non è una avanzata da poco.

I comuni di Bevagna e Trevi sono stati vinti, ma per una manciata di voti, dovuti più a situazioni fortuite che ad una strategia politica organizzata o grazie ad una cabina di regia del centrosinistra.
Nocera Umbra passa dal centrosinistra al centrodestra in maniera clamorosa: un ballottaggio tra i due candidati della destra, mentre il sindaco uscente ricandidato grazie al sostegno delle segreterie di partito arriva terzo su tre. Ultimo con il 16% dei voti, contando che solo cinque anni fa aveva preso il 57% qualche scricchiolio di consenso si poteva sentire anche prima delle elezioni.
Sventato il rischio ballottaggio a Città di Castello, ma il PD torna ai numeri dei DS e perde per strada il sindaco, regalandolo ai Socialisti che hanno legittimamente vinto le primarie.

elezioni-assisiAltro dato preoccupante per le segreterie del PD arriva dalla città simbolo internazionale dell’Umbria: Assisi.
Nella città di San Francesco il PDL e la Lega mettevano in campo il sindaco uscente Ricci, mentre il Terzo Polo e le liste civiche schieravano l’ex-sindaco Bartolini.
Il centrosinistra ha organizzato le primarie che hanno visto sconfitta la consigliera comunale del PD Maria Claudia Travicelli e candidato a Sindaco l’outsider giornalista Carlo Cianetti.
La situazione di partecipazione del popolo delle primarie, la divisione e le liti a mezzo stampa del centrodestra facevano ben sperare, almeno in una sfida al ballottaggio. Speranze tradite dai numeri usciti dai seggi elettorali.
Il centrodestra vince al primo turno, la coalizione di centrosinistra si ferma ad un deludente 27%, percentuale più bassa delle stesse liste nella tornata elettorale precedente.
Preoccupante anche il risultato del PD che perde consensi sia in percentuale che in voti assoluti. E difficilmente poteva andare diversamente se si pensa che ci sono stati ben TRE candidati nella lista che hanno preso 0 voti, nemmeno il proprio o quello di amici e parenti. Viene da domandarsi quali siano stati i criteri di selezione dei candidati oppure per chi abbiano fatto la campagna elettorale se nemmeno si sono votati…
A peggiorare la situazione arriva proprio oggi l’annuncio della candidata a Sindaco per il PD e attuale consigliera comunale, Maria Claudia Travicelli, di uscire dal Partito Democratico nel quale non ritiene “di poter lavorare seriamente e serenamente”.

Unici dati positivi vengono dal Comune di Gubbio e da quello di Amelia. Nel primo il PD prima vince le primarie e ricrea l’unità del centrosinistra tanto agognata, poi passa dall’opposizione al governo della città grazie a Diego Guerrini che vince al primo turno con alte percentuali e aumenta anche i voti in numeri assoluti.
Stessa situazione positiva nella città di Amelia, dentro alle mura ciclopiche siede il più giovane sindaco di tutta l’Umbria, Riccardo Maraga, che ha già dimostrato di essere preparato e competente. Nota di colore: è l’unico comune umbro che elegge tutte le donne candidate alla carica di consigliere comunale. Niente quote perché più rosa di così si muore!