Wladimiro Boccali: “A chi giova distruggere l’immagine del Centro Storico?”

centro-perugia-notteNon solo a Perugia, ma in molte altre città italiane è in corso il dibattito sui centri storici. Questo, non  solo perché il centro storico rappresenta da sempre il cuore e l’identità di una città, ovvero il tratto che la distingue dalle altre, a prescindere da quanti abitanti abbia.

Forse dipende soprattutto dal fatto che il centro storico è, in ogni città,  la parte del tessuto urbano più fragile nel rapportarsi alla contemporaneità. Questi spazi sono nati e si sono modellati in tempi remoti e per altri stili di vita, dunque con fatica riescono a fare i conti con un presente molto diverso.

Mi sembra però che a Perugia questo dibattito abbia assunto certi caratteri peculiari, tanto da spingermi a porre, provocatoriamente nella forma ma con spirito costruttivo, una domanda: a chi giova distruggere l’immagine del centro storico? Naturalmente, a nessuno. Non giova, per motivi tanto evidenti che non spiego, ai residenti, agli operatori economici, agli studenti. Non giova ovviamente al Comune, il quale anzi avrebbe ogni interesse ad avere nel centro storico uno spazio identitario amato, ammirato, vissuto.

Da questo dovrebbe discendere, secondo logica, che tutti i soggetti che interloquiscono a vario titolo sul centro lo facciano per rappresentarne i problemi, certo, ma anche per sottolinearne i pregi, accentuarne il positivo e valorizzarne l’immagine. Francamente non mi capita spesso di riscontrare un simile atteggiamento, e naturalmente non voglio qui negare alcun diritto di critica. Ci mancherebbe. Ma non posso non pormi il dubbio su cosa possa pensare un ipotetico (neanche tanto ipotetico)  visitatore se invece di girare per il centro e guardare con i suoi occhi, lo interpretasse attraverso le esternazioni di tutti coloro che sul centro intervengono, nelle  quali si ripetono con frequenza parole come caos, casba, incubo, deserto e cose simili. Se un nemico del centro storico di Perugia volesse distruggerlo – torno alla mia provocazione – userebbe le stesse parole.

Dato che non credo affatto che gli interlocutori di cui sopra vogliano questo risultato, mi chiedo allora se non stiamo tutti, (ripeto: tutti, e ripeto: stiamo, prima persona plurale) facendo un errore, e se non sarebbe invece il caso di fermarsi un po’ a ragionare, magari partendo dalla considerazione che non si può, per esempio, continuare a intonare il motivo del salotto buono di una volta, di come erano belli i tempi andati e così via. Tutto il mondo è cambiato, davvero qualcuno pensava che solo Perugia potesse chiamarsi fuori dalla modernità, con i suoi progressi e le inevitabili contropartite, anche quelle meno desiderabili?

wladimiro-boccali-bambiniEssendo il sindaco di questa città, non intendo affatto defilarmi e confondermi nelle fila degli “interlocutori”. So benissimo di avere ruolo, responsabilità, compiti precisi. Uno di questi è chiedere un dibattito sereno, che non sia sempre e soltanto su uno spazio invivibile, caotico e degradato, ma anche su quello che, nella visione di quasi tutti coloro che vengono a Perugia da fuori le mura, resta uno dei centri storici più belli e meglio tenuti d’Italia.

Un altro compito è creare una politica per il centro, che, lo so benissimo, non è fatta solo dalla somma di interventi. Ne abbiamo realizzati tanti di interventi, per esempio sulla residenza. Ma è possibile che il giorno dopo la stampa riferisca, correttamente, l’ operazione palazzo Grossi, palazzo Bianchi, torre degli Sciri, Via Fratti, Via Oberdan (tutti spazi recuperati a residenza o a funzioni direzionali: mai tanti, in precedenza, e di questa qualità) ed il giorno dopo ancora si riprenda a parlare di residenti in fuga?  E’ possibile che siano state recuperate intere parti di città come Corso Cavour, Via Campo Battaglia, Corso Garibaldi, Porta Eburnea, e immediatamente dopo aver assorbito la novità ritorni il coro di come sia degradato il centro?

Ed allora, se non contano gli interventi, forse occorre operare, per le questioni che riguardano il centro storico perugino, una inversione di rotta nella strategia, meglio se condivisa.

perugia-notteNessun marketing di promozione di un prodotto può funzionare se si fonda sulla demonizzazione del prodotto. A chi lo vendi, altrimenti? Propongo dunque una strategia (non fraintendiamo: si continui pure a esprimere critiche) che parta da quello che il centro rappresenta in termini di valore identitario per la città, dalla sua preziosa bellezza, dalla sua unicità. Ed allora si lavori tutti per renderlo realmente competitivo, ma guardando al futuro, non al passato più o meno remoto. Lavoriamo per governare il suo sviluppo, facciamolo entrare nella contemporaneità tutelandone la storia. Cerchiamo di ripensare questo spazio nel suo insieme, non guardando soltanto ai propri particolari interessi: i residenti da un lato, gli operatori commerciali dall’ altro, gli studenti, a seconda dei casi, in mezzo o con una delle “parti”.

E, oltre ai soliti noti, spero che parlino anche quelli che non parlano mai, che non accedono ai giornali perché non rappresentano lobby o centri di interessi, che comunque non hanno facilità di accesso ai media. I residenti, per esempio: i novemila circa che abitano il centro, innanzi tutto, e gli altri perugini. O pensiamo che il dibattito pubblico in atto sia davvero espressione, se non di tutta la città, almeno di una parte numericamente significativa? Per fare un esempio, quanti di quei novemila, che pure non si sono espressi,  non vorrebbero dormire tranquillamente la notte?

Mi rifiuto di pensare che ci sia qualcuno che possa non condividere questo progetto: i perugini lo amano, e molto, il loro centro storico, anche quelli che non ci abitano e non ci lavorano. E’ evidente che il Comune ha una politica per il centro, ma non è, né è mai stata, autoreferenziale. A chi, come accadrà, polemizzerà con questa posizione rispondo, preventivamente, che mi va bene qualsiasi critica, ma che ancor meglio, mi piacerebbe vedere qualche sforzo costruttivo in cui leggere anche un atto d’amore per il centro storico di Perugia.

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